lunedì 28 gennaio 2013

Tutto il mondo è paese... o no?!?



L'impressione che si ha venendo a vivere a Londra è che la relazione cittadino-Stato e viceversa, sia un po' meglio gestita e regolamentata che altrove.
Mi spiego meglio:
- qui se si sale su un mezzo pubblico (autobus, metropolitana, treno) si PAGA. TUTTI pagano, non si può sgarrare. E perchè mai? Semplicemente perchè altrimenti non riesci fisicamente ad accedere al mezzo di trasporto...
Il costo dei trasporti è molto più alto che in Italia, ma c'è da dire che il servizio è ottimo.
- qui, non appena ci si stabilisce in una abitazione (di proprietà ma anche no), arrivano le richieste di pagamento per l'abbonamento alla TV, per la Council Tax (una sorta di IMU a carico di chi abita e non di chi possiede...), per l'energia elettrica, gas e così via. Insomma non si sfugge, anche perchè se uno non dimostra di aver pagato le bollette all'indirizzo al quale risiede, non può ad esempio registrarsi ad un medico della mutua, iscriversi a scuola (sì, anche a quella dell'obbligo!) oppure aprire un conto in banca.
- qui, quando si compra una qualsiasi cosa, dalla tazzina di caffè, alla spesona al supermercato, dal conto al ristorante, a quello dal parrucchiere, si esce CON lo scontrino. SEMPRE. Ed infatti si può benissimo girare senza soldi in tasca, basta il bancomat, perchè è tutto tracciato e rintracciabile.

Mi sono chiesta tante volte: perchè da noi non è così? In fondo, basterebbe poco...

Poi arriva il giorno in cui chiami un giardiniere perchè hai bisogno che l'albero del tuo giardino venga potato. Chiamata, sopralluogo del giardiniere per preventivo, disponibilità immediata. Detto, fatto: un'ora dopo è lì che taglia. Durata del servizio preventivata: due ore. Durata effettiva: non ho cronometrato ma molto meno, sicuramente almeno la metà. Costo preventivato e non negoziabile: duecentosettantapounds. °_°
A fine lavoro, quando L. si presenta con il libretto d'assegni, questo giardiniere inglesissimo (tanto per fugare ogni dubbio!) pretende il pagamento in contanti!

E in momenti come questi ti viene da fare la considerazione che è proprio vero il detto tutto il mondo è paese.... appena uno ne ha la possibilità, prova a fare il furbo! Che disgusto.




mercoledì 23 gennaio 2013

Report o Pagella?



A distanza di quattro mesi dall'inizio della scuola è arrivata la prima pagella, o 'interim report', come lo chiamano qui.
Mi riferisco alla secondary school, quella frequentata da E., perchè dalla primary tutto tace. Anzi mi risulta che il report sia uno soltanto, quello rilasciato alla fine dell'anno.
Una pagella, italiana o inglese che sia, è pur sempre una pagella, no?
Sì e no, perchè, dopo averle dato una prima lettura, ho avuto l'impressione di non essere più capace a leggere!

Allora, la pagella è costituita da due fogli:

- un certificato relativo alle presenze, con l'elenco di tutti i giorni scolastici dall'inizio dell'anno al giorno di rilascio del report, una serie di codici di fianco, una legenda (per decodificarli) e un sommario relativo alla percentuale di presenze e assenze del periodo. In buona sostanza, il presenzialismo e l'assenteismo qui contano davvero! E questo mi rende felice. Alla facciazza di tutte le persone (e sono tante, troppe) che fan saltare giorni di scuola ai figli per prolungare le vacanze, tanto per fare un esempio.

- il report, con l'elenco delle materie, il nome dell'insegnante che le insegna e per ciascuna materia le votazioni per: impegno, compiti a casa, disciplina e materiale. La scala per questi parametri va dall'1 al 4, dove 1 è il top e 4 è... chevvelodicoaffà! Non è finita qui, perchè per ogni materia viene assegnato un livello attuale e un 'target', cioè un obbiettivo da raggiungere. In pratica i risultati e gli obbiettivi sono personalizzati.

Però c'è da dare i numeri. Letteralmente. Vai infatti a capire quale sia il massimo livello raggiungibile o il minimo, tanto per interpretare i risultati in modo oggettivo... perchè mica la numerazione va da 1 a 10. Noooooo, sarebbe troppo semplice! Da quel che ho intuito i livelli massimi arrivano sino a 6 o 7, però ogni livello è poi suddiviso in a,b,c. E capire il meccanismo dei livelli, degli obbiettivi e di tutto il resto,  non è superfluo perchè il livello che si raggiunge alla fine di ogni anno conta poi per il risultato che si otterrà al momento dei GCSEs, gli esami che si sostengono prima di entrare al college. Se non si ottengono certi risultati, non si entra nei college buoni. Ma se non si entra nei college buoni, non si accede alle buone università. Insomma è un sistema davvero intricato!

L'altro giorno ho chiesto delucidazioni ad un amico inglese, mio coetaneo, e con grande sorpresa non sono riuscita a cavare un ragno dal buco, come si suol dire! Mi ha risposto che non si ricordava più...
Com'è possibile?!?!? Sempre detto che in questo Paese la gente beve troppo!

Cheers!

martedì 22 gennaio 2013

Me and the languages

L'idea mi è venuta durante le vacanze natalizie.
Detto fatto: il giorno dopo ero già iscritta. E anche un po' pentita.
Perchè se da un lato sembra facile, dall'altro non è proprio così.
Ci vuole forza di volontà, costanza e... tempo!
Questo trinomio mi sta un po' stretto, ma ormai è fatta.
A metà marzo ho il primo esame e da qualche giorno ho iniziato a seguire il mio piano di studi.
Dopotutto cosa sarà mai preparare cinque esami da qui a giugno in SPAGNOLO
Perdonatemi quindi se a breve inizierò a parlare spanglish, così

Hasta pronto!

venerdì 18 gennaio 2013

Novanta

E' nata nel 1923.
Ha vissuto tutta sua vita nello stesso quartiere: la precollina, oggi zona semi-centrale di Torino, ma che un tempo (ai suoi tempi) era quasi campagna.
Ha visto e vissuto tutte le trasformazioni di questo ultimo secolo.
Ha vissuto quando le automobili erano un lusso per pochi, e il mezzo di trasporto più usato era la bicicletta.
Ha vissuto quando non c'erano le lavatrici, i frigoriferi e le televisioni.
Ha usato i primi telefoni fissi, quando si passava attraverso il centralino per avere la linea e quando si ascoltavano i programmi radio via telefono.
Ha vissuto gli anni del fascismo, della dittatura, della seconda guerra mondiale.
Ha visto l'Italia in guerra, in crisi, in ripresa e poi di nuovo in crisi.
L'Italia monarchica e quella repubblicana.
Gli anni delle contestazioni giovanili, del femminismo.
Gli anni di piombo.
E poi l'invasione della tecnologia: il computer, i telefoni cellulari, la televisione, internet.
Oggi le abbiamo fatto gli auguri su Skype.
Chissà che effetto fa a novant'anni parlare ad un computer di fronte ad una webcam?
Oggi me lo sono chiesto. Auguri NONNA!

giovedì 17 gennaio 2013

Museo delle Cere: non tutti sanno che...

Prima domenica londinese dopo il break natalizio. Fuori cielo che minaccia neve e freddo polare. Che fare? Una bella visita al Madame Tussauds: il Museo delle Cere di Marylebone Road.





Chi non è mai stato al Museo delle Cere? Ormai quello di Londra non è più l'unico, ne hanno aperti in molte città del mondo: Amsterdam, Berlino, New York, Washington, Hong Kong, eccetera, eccetera.
Però quello di Londra è forse il più famoso, il più antico, e poi le bambine lo chiedevano da tempo e così eccoci davanti all'ingresso!
Da adulta (che era già stata al museo) posso tranquillamente dire che, nonostante la tecnica eccezionale nel ricreare i 'sosia' di cera dei personaggi noti, la visita non vale particolarmente la pena. Il prezzo del biglietto è carissimo e l'esposizione dà largo spazio ai personaggi dello spettacolo che a me personalmente non interessano. Ho persino faticato a riconoscerne qualcuno... starò diventando vecchia???
Le bambine invece sono rimaste davvero impressionate...
Però il Museo Madame Tussauds non è solo David Beckham di cera, Angelina Jolie o la Regina Elisabetta...
Una delle mie figlie (non ricordo quale, in questo momento) poco prima di entrare mi ha chiesto: ma perchè il Museo si chiama 'Madame Tussauds'?
Già, perchè?!
Questa è la parte forse più interessante, che è poi anche quella che quasi nessuno conosce.
In realtà c'è una stanza dedicata all'arte della modellazione della cera nella quale si parla della storia del museo ma, se non si fa attenzione, può sfuggire.
Madame Tussaud era una donnina francese del 1700 che imparò da giovanissima l'arte della modellazione della cera. Essendo particolarmente talentuosa, divenne a soli diciassette anni, l'insegnante d'arte della sorella del re Luigi XVI.
Durante la Rivoluzione Francese dovette eseguire le maschere di cera degli aristocratici che erano stati condannati a morte. Ad esempio realizzò le maschere di Maria Antonietta e di Robespierre.
Nei primi anni del 1800, Madame Tussaud si trasferì a Londra. Fu proprio qui che fece la sua prima mostra, con lo scopo di fornire alla gente informazioni su eventi contemporanei come la Rivoluzione Francese, in un periodo storico in cui l'informazione tramite immagine non esisteva ancora.
Divenne particolarmente famosa per la 'camera degli orrori', stanza in cui si trovava la collezione delle statue di criminali e assassini, ma anche gli strumenti di tortura utilizzati per giustiziarli.
Dalla prima mostra la strada che la portò ad aprire il suo famoso museo fu brevissima.
Sono passati 200 anni dall'apertura del museo e lo spirito 'dark' della mostra si è un po' perso, lasciando forse troppo spazio all'esibizione di vips e star del momento. C'è persino la sezione dedicata ai Supereroi...La Chamber of horrors però è rimasta!





domenica 6 gennaio 2013

Duemilatredici... cose da fare!

Abbiamo macinato un bel po' di chilometri. Tante ore passate in automobile. Il tragitto e' stato: Casa nostra in Uk-casa dei nonni in Italia-casa affittata in montagna in Francia e ritorno. 
Abbiamo festeggiato, mangiato, brindato e salutato tante persone care.
Abbiamo giocato e scherzato.
Abbiamo lottato contro i pidocchi, scoprendo che oltre a head lice (in inglese) e a pieui (in piemontese) si chiamano poux in francese. Non si finisce mai d'imparare... E  nemmeno di spulciarsi, dato che ogni due per tre son li che controllo le teste di tutti!
Abbiamo letto tanto e studiato un pochino, ognuno ha fatto la sua parte.
Abbiamo (ma sarebbe meglio dire 'hanno') sciato, capitombolato, pattinato, ruzzolato.
Abbiamo chiuso così un anno importante, difficile e stravolgente della nostra vita.
Ora si riparte, con grinta, buoni propositi e voglia di fare. Buon 2013 a tutti.