lunedì 4 marzo 2013

La storia di C. fin qui

Ho aperto questo blog il 24 marzo 2012. Qualche mese dopo mi sono trasferita a Londra insieme alle mie bambine per ricongiungermi con mio marito che aveva fatto il pas d' expat (sembra quasi il nome di un passo di danza classica...) un annetto prima di noi.
Nel corso di questi mesi molte alcune persone mi hanno contattato per avere informazioni, consigli e suggerimenti circa un possibile loro trasferimento in Gran Bretagna. La preoccupazione maggiore di chi mi ha scritto riguardava i figli, non tanto relativamente a questioni logistiche (scelta scuole, procedura d'iscrizione, metodo scolastico...) quanto per l'impatto psicologico che un passo del genere comporta, soprattutto dovuto al cambiamento linguistico e culturale.
Ora, non sono una guru ed è ben lungi da me passarmi per tale. Ogni trasferimento è a sè e la sua organizzazione, così come il suo impatto su chi lo vive, dipendono da tante di quelle variabili che sarebbe davvero difficile e superficiale farne dei generici tips.
Però una cosa la posso fare.
Posso raccontarvi la mia, la nostra esperienza.
Oggi parlo di C.
Lei partiva da qui: bambina abbastanza timida e riservata, nutriva una tale paura nei confronti del cambiamento che ne rifiutava persino l'idea, al punto da negare agli altri (e a se stessa) che saremmo partiti. A giugno C. lasciava l'Italia con una leggera infarinatura della lingua inglese, dovuta alle lezioni private che avevamo pianificato nell'ultimo anno, infarinatura che però non le permetteva di capire bene un discorso fatto in inglese e tantomeno di esprimersi.
Va da sè che l'impatto con la realtà britannica sia stato un po' scioccante, soprattutto l'inserimento a scuola.
C. i primi tempi non era nemmeno in grado di spiegarci quali argomenti fossero stati affrontati in classe durante la giornata! Non bisogna dimenticare che C. ha quasi 9 anni e che quindi sia l'interazione con gli altri che gli argomenti trattati nell'ambiente scolastico richiedono una competenza linguistica già di un certo livello. Competenza che lei assolutamente non aveva!
Come fare per aiutarla, sia da un punto di vista emotivo che pratico?
Noi abbiamo fatto così:
- l'abbiamo INCORAGGIATA: per noi (e per lei) è stato fondamentale tirarla su di morale, dirle quanto fosse brava e coraggiosa a vivere un'esperienza del genere, ad imparare una lingua nuova. Le abbiamo fatto notare che rispetto ai bambini inglesi (o italiani in Italia) lei aveva dei punti di forza in più, aveva la possibilità di conoscere due lingue ma anche due culture diverse.
- l'abbiamo SPRONATA: inizialmente lei si vergognava a parlare, sapendo di non essere brava. Noi l'abbiamo spinta ad esprimersi in inglese anche quando il suo vocabolario era limitatissimo e produceva frasi sgrammaticate, convincendola che solo così il suo inglese sarebbe migliorato, imparando dai suoi stessi errori.
- l'abbiamo SUPPORTATA, in senso meramente pratico: se in Italia C. svolgeva i compiti autonomamente ed io davo un'occhiata solo alla fine, qui ho dovuto (e devo ancora) sedermi alla scrivania di fianco a lei per aiutarla. Abbiamo comprato dei libri in più per farla esercitare a casa, di inglese ma non solo. Abbiamo letto tanto. Prima leggevo e traducevo, poi leggevo soltanto, fino a renderla autonoma anche nella lettura.
- l'abbiamo aiutata nelle RELAZIONI SOCIALI: fin da subito abbiamo cercato di conoscere bambini e mamme della scuola, organizzando tanti inviti a casa e cercando di essere inclusi nel loro 'giro'. L'abbiamo convinta ad iscriversi a delle attività sportive, superando la sua innata timidezza unita alla sua pigrizia!!! 

Oggi, a distanza di otto mesi dal nostro trasferimento, posso dire con orgoglio che C. è una bambina serena, si è ambientata bene nella sua nuova scuola e nella sua nuova realtà. Parla già in modo abbastanza fluente l'inglese e, quando a casa racconta (in italiano) qualche episodio avvenuto in un contesto linguistico inglese, passa da una lingua all'altra senza accorgersene. Legge senza problemi in inglese, anzi da pochi mesi si è finalmente appassionata alla lettura! E' riuscita a formare un bel gruppetto di amiche con cui giocare, fare sport e divertirsi. Sta migliorando moltissimo il suo carattere: si è aperta agli altri, è meno timida e si butta un po' di più nelle cose nuove... Sta persino frequentando un corso di nuoto (fino a pochi mesi fa detestava l'acqua) e si diverte!
Certo, noi ci siamo messi d'impegno per starle vicino e non è stato sempre facile, ma la grande fatica l'ha fatta lei. La mia piccola grande C.



ps: se c'è una tematica che vi sta particolarmente a cuore, relativa alla nostra esperienza di trasferimento internazionale, fatemelo sapere. Chè magari ve la racconto in uno dei prossimi post!


10 commenti:

  1. Noi ci siamo trasferiti in Thailandia 2 mesi fa con un bimbo di 5 anni e uno di 1 anno. Il grande sapeva solo contare fino a 10 in inglese e io e mio marito eravamo preoccupatissimi per il suo impatto con la scuola internazionale. Le cose che ci hanno assolutamente sorpreso sono state la sua voglia di iniziare subito ad andare a scuola, senza nemmeno un periodo di adattamento alla nuova vita e il suo coraggio nell'affrontare una situazione che sarebbe difficile anche per un adulto! Fra vacanze e malattie per ora ha frequentato veramente poco ed ancora non sa pronunciare nessuna frase di senso compiuto, solo qualche parola qua e là, però continua ad andare volentieri e non si scoraggia mai. Trovo conforto nel leggere il tuo post perché l'inserimento dei figli nella loro nuova realtà scolastica è sicuramente il lato che più preoccupa noi genitori expat! E a tutti loro anch'io voglio dire che i nostri figli hanno risorse incredibili e sono in fondo molto più duttili di noi!

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    1. MammainOriente, grazie per la tua testimonianza!

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  2. Bellissimo leggere della piccola grande C! Bravissimi! :)

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  3. E'già la storia di una piccola grande donna e di grandi genitori!

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    1. Grazie. Più che altro è la conferma che bisogna stare dietro ai figli e che loro hanno risorse davvero pazzesche.

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  4. Sono ammirata dalla tenacia e dalla forza di carattere di C. e mi chiedo se H., mia figlia sarebbe in grado di sostenere una prova del genere, dovessimo (come abbiamo pensato e poi messo in stand by in attesa si ulteriori sviluppi della situazione lavorativa di mio marito) mettere in pratica l'ipotesi di un ritorno all'estero. Anche H.è piuttosto timida ma è soprattutto insicura, si scoraggia facilmente ed entra in crisi di fronte a qualsiasi situazione nuova o che pensa sia superiore alle sue forze (cioè quasi sempre). Perdipiù il suo inglese è quasi nullo, visto che ha una specie di rifiuto per la lingua inglese.
    Ma ti ringrazio per aver condiviso questa esperienza perchè mi hai fatto capire che gran parte del suo esito positivo dipende dai genitori. E che io, prima di lei, devo impegnarmi di più!

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    1. E' vero. Stare dietro ai figli è importante. Ovunque. Qui, in un momento così delicato, è stato indispensabile. Ma ha portato a risultati sorprendenti. Poi va da sè che i bambini hanno capacità che uno non si immaginerebbe nemmeno....

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  5. GRAZIE GRAZIE GRAZIE .. sono arrivata un po' tardi a leggere questo post, ma eccomi. Con grande serenità, ti dico che partiamo e che sabato l'abbiamo detto al nostro piccolo S. di 5 anni. Lui sembra felicissimo per ora di iniziare con noi e la sorellina la nuova avventura inglese nella terra di Robin Hood. E io ora che la decisione è presa in via definitiva sono più serena. Pronta a cogliere ogni tuo consiglio e ad essere presente in tutte le attività scolastiche ed extra scolastiche che lo aiuteranno ad ambientarsi.
    Con tanta simpatia,
    Miriam

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  6. bellissimo post, bella esperienza e grandi spunti per noi genitori expat. Grande C. ti ammiriamo continua così. La mia patata ha due anni siamo qui in kuwait da un anno, per lei impatto sicuro più facile e poi caratterialmente è molto estroversa e curiosa.
    Dopo il primo anno di nido , formula piccole frasi in inglese, per lei è un gioco passare dall'una all'altra. Meno per me...ma ci stiamo lavorando. Grazie

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